Il fascismo e la lotta alla mafia. La storia del prefetto di ferro

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La propaganda fascista sventolò sempre come un vessillo l’azione di repressione intrapresa con mano ferma contro la mafia in Sicilia, ma le cose andarono veramente così? Per combattere la malavita organizzata, nel 1925 Mussolini spedì nell’isola il prefetto Cesare Mori a cui vennero conferiti poteri speciali e che agì contro le cosche con una determinazione estrema. A distanza di tempo, si disse che il realtà la lotta di contrasto alla mafia si fosse concentrata esclusivamente nel colpire i livello più bassi dell’organizzazione mafiosa, salvaguardando le cupole ai vertici e i loro referenti politici. Queste interpretazioni sommarie non rendono tuttavia giustizia alla ambigua tessitura che si venne a creare tra mafia e fascismo di cui si trattano qui gli aspetti più significativi, dall’evoluzione negli anni 1919-1929, fino all’allontanamento del “prefetto di ferro”. Viene preso in esame l’operato di Mori, i risultati e le conseguenze della sua azione nell’isola e si affronta il tema di ciò che fece il regime dopo la stagione di lotta e repressione condotta dal prefetto.

Da questo excursus emerge l’immagine di un personaggio controverso, dalla personalità ricca e complessa che non aveva ridotto la sua azione alle solo operazioni di polizia e di repressione, ma aveva tentato di attuare strategie educative per promuovere un clima collettivo favorevole all’azione dello Stato contro il fenomeno mafioso, nel tentativo di estirparlo definitivamente dalla coscienza dei siciliani.

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