Così nacque l'amore per gli Etruschì

Lo studio dell’antica civiltà etrusca costituisce una disciplina relativamente recente, sorta nell’Ottocento per iniziativa di alcuni studiosi ed intellettuali europei che rimasero stregati dal fascino delle terre d’Etruria. Fino ad allora, l’interesse per questo antico popolo era una passione condivisa da ristretti circoli colti  e quella che sarebbe in seguito diventata una importante branca dell’archeologia mediterranea, era denominata “Etruscheria”, una sorta di un eccentrico passatempo per gente ricca ed appassionata del passato. Solo nel 1909 si arrivò ad una prima legge che tutelava i reperti archeologici in tutta la penisola, l’idea di conservare e studiare con approccio scientifico le testimonianza antiche muoveva allora i primi passi.   La storia  delle origini dell’Etruscologia viene ora narrata nel volume “Terre etrusche, la scoperta di un popolo” firmato da un autorevole esperto quale Giuseppe M. della Fina, in distribuzione nazionale da sabato 26 marzo con Intermedia Edizioni ed arricchito da numerose illustrazioni relativi ai luoghi e alle testimonianze etrusche citate.

 

“L’archeologo è un viaggiatore”, ha osservato don Gaetano Chierici, uno dei fondatori della paletnologia italiana, può sembrare un’affermazione ad effetto, ma a pensarci bene non è così. Il mestiere dell’archeologo obbliga a viaggiare indietro nel tempo, un tempo più o meno remoto, e nello spazio per raggiungere i luoghi che caratterizzano la civiltà che si studia. Per tentare d’illuminare una civiltà occorre necessariamente viaggiare. Può essere utile allora andare alla scoperta del mondo etrusco muovendosi sulle tracce di alcuni viaggiatori e soffermandoci, in particolare, sui racconti di viaggio di quattro figure diverse per formazione e mestiere: il diplomatico prussiano e collezionista Wilhelm Dorow, la scrittrice Elizabeth Caroline Hamilton Gray, il diplomatico e archeologo George Dennis e lo scrittore David Herbert Lawrence. I viaggi analizzati coprono i decenni che hanno visto la nascita e poi l’affermazione dell’Etruscologia come scienza storica e la scoperta di gran parte delle aree archeologiche dell’Etruria.

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