A tavola con gli Etruschi. Cibo e cultura di un popolo ricco di fascino

Cibo e archeologia, alimentazione e storia, costituiscono interessanti connubi che danno vita a un settore della ricerca scientifica e storica sempre più avvincente. L’alimento può essere interpretato come uno strato archeologico che da solo può apparire poco significativo ma che diventa particolarmente affascinante se contestualizzato. L’utilizzo di metodiche sofisticate ci consente di indagare residui animali e vegetali, addirittura anche pollini, per far luce sulla gastronomia etrusca che manca di consistenti informazioni. Il cibo è a tutti gli effetti un manufatto, una materia che ha subìto una manipolazione, pertanto è al centro di un processo sociale complesso che si realizza attraverso molteplici azioni: che vanno dalla raccolta alla coltivazione, dalla trasformazione al consumo. La cucina costituisce la cultura materiale di un popolo e a differenza dell’alimentazione non si ferma al solo soddisfacimento di un bisogno primario. La gastronomia sotto intende fondamentali pratiche di socializzazione: il momento conviviale sancisce, da sempre, gli accordi economici, matrimoniali, rituali e sociali. Alla cucina di questo antico popolo e al ruolo che la donna rivestiva nella società etrusca è dedicato il libro di Sandra Ianni specialista di cultura dell’alimentazione, “A tavola con Tanaquilla, Velia, Larthia e le altre. La cultura etrusca attraverso i cibi”. Le nobildonne Tanaquilla, Velia e Larthia sono nostre ipotetiche commensali in un banchetto che è possibile allestire seguendo le indicazioni di un’ipotesi di ricettario filologicamente coerente. Le ricette, di facile realizzazione e ben calibrate sul nostro attuale gusto, possono, è proprio il caso di dirlo, condire queste pagine. La preparazione di un banchetto a tema unita alla visita di una necropoli, o di un museo, consentiranno un’esperienza multisensoriale. Sandra Ianni, sociologa, sommelier, esperta in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Collabora alla redazione di guide e riviste di settore. E’ membro della F.I.J.E.T. (Federazione Internazionale dei Giornalisti e Scrittori di Turismo). Si occupa di gastronomia storica e svolge attività di relatrice per Slow Food e per Epulae – Accademia Enogastronomica Internazionale. Nel 2008 ha ideato la manifestazione Laghidivini, il festival dei vini prodotti sulle sponde dei laghi italiani, che si tiene annualmente sul lago di Bracciano (RM). Nel 2018 ha pubblicato il libro sulla gastronomia e sulla cosmesi rinascimentale: Alla corte di donna Isabella de’ Medici Orsini. Racconti e ricette (YCP) e ha dato vita al suo blog www.sandraianni.it. Nel 2021 ha pubblicato Fame di Fiori. Nutrirsi di bellezza, un libro di curiosità e ricette sui fiori commestibili mentre nel gennaio 2022 è uscito il saggio: Ippocrasso. Storia di un vino speziato.

A questo conflitto, finora poco indagato dalla storiografia, è oggetto del volume “Le Falkland, la guerra di Margaret Thatcher” di Roberto Semprebene, edito da Intermedia Edizioni.  La guerra delle Falkland ha evidenziato l’emergere di una serie di controversie che non erano legate al contrasto est-ovest e che non si sarebbero potute risolvere secondo la logica del confronto tra i due blocchi, in un’anticipazione di quella che sarebbe diventato il tema principale delle relazioni internazionali: il rapporto tra paesi del nord e del sud del mondo.

Ma per quale motivo l’Argentina decisa di invadere quelle isole? Al centro di questa che sembrava in realtà una decisione non molto azzardata dal punto di vista chi la mise in atto ci furono le grandi difficoltà che stava vivendo alla vigilia dle conflitto la Giunta militare argentina, al potere nel paese. Innanzitutto si trattava di fronteggiare il diffuso malcontento per le condizioni socio-economiche in cui si trovava il paese e soprattutto gli strati meno ricchi della popolazione, alle prese con inflazione galoppante e una guerriglia di tipo politico sempre più diffusa. Il regime militare che restò al potere dal 1976 al 1983 dopo aver destituito Isabellita Peron, ultima moglie di Juan Domingo Peron, aveva infatti una pressante esigenza di creare un diversivo e cercare una strada per conquistare il consenso. L’opinione diffusa nei vertici militare era dunque quella di ritenere che l’Inghilterra non avrebbe impegnato le proprie forze armate per difendere quelle sperdute isolette dove vivevano appena 1800 abitanti. Il premier inglese Margaret Tatcher vide però nell’aggressione argentina alle Falkland il pretesto per innalzare la bandiera dell’orgoglio nazionale, mortificato dalla fine dell’impero nel dopoguerra oltre che umiliato dalla crisi di Suez del 1956.  Anche il governo inglese aveva bisogno di un bagno di consenso in un periodo in cui le riforme all’insegna del liberismo e dello smantellamento dello stato sociale che sarebbero divenute il marchio di fabbrica della Tatcher non avevano prodotto risultati economici, ma al contrario, causato malcontento e proteste. Nello stesso modo, il contesto geopolitico internazionale era tale da non poter restare inerme di fronte ad una iniziativa militare e politica quale quella della Giunta argentina.  Dal punto di vista statunitense, l’invasione delle Falkland metteva in serio pericolo l’intero sistema latinoamericano che storicamente era la zona di maggiore influenza della superpotenza occidentale. Gli Stati della regione erano per la grande maggioranza coinvolti in situazioni assimilabili a quella argentina rispetto alle Malvine e alcuni di essi avevano ripetutamente minacciato di ricorrere alla forza per risolverle. Una legittimazione dell’impresa argentina o anche solo una mancata presa di posizione contro di essa sarebbe divenuta un pericoloso precedente: molti altri stati avrebbero tentato di risolvere le proprie controversie territoriali ricorrendo alle armi, ponendo il continente in una condizione di grande instabilità generale e Washington avrebbe corso il serio rischio di perdere il controllo sulla regione.

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