La Vergine Maria? Niente di originale

La prima idea di divinità elaborata dall’uomo durante Neolitico è stata quello della Grande Madre, le cui rappresentazioni in forma di scultura e pittura risalgono a trentamila anni fa. La storia dell’ umanità è stata infatti scandita, fin dai primordi, dalla presenza costante della donna che è stata invocata, venerata e adorata come una dea dispensatrice di vita, nutrimento, protezione. Una figura sacra che si manifestata attraverso innumerevoli forme, nomi, simboli e manifestazioni. L’evoluzione della coscienza umana è infatti caratterizzata da un lungo processo in cui, per molto tempo, la dimensione matriarcale ha dominato la cultura, la religione, gli usi e i costumi di molte civiltà, tramite il dispiegarsi dell’archetipo femminile della Grande Madre.
L’ampia diffusione del culto della Dea Madre costella non solo la preistoria ma anche epoche più recenti, in forma meno diretta, meno consapevole e più sublimata e i numerosi studi compiuti al riguardo rivelano la presenza di un’immagine del mondo unitaria, al cui centro si trova la divinità femminile. Un lunghissimo percorso spirituale il cui approdo sembra essere stato quello di confluire nella figura cristiana della Vergine Maria. Molti e profondi sono infatti i legami che uniscono la madre di Cristo ai precedenti modelli pagani. Bastai pensare alla dea egizia Iside, il cui culto si diffuse ampiamente anche nell’Italia meridionale, venerata quattromila anni prima della nascita di Gesù. Figlio di Iside, era Horus, il dio sole, nato il 25 dicembre, ricordato per i miracoli compiuti.

Intorno a questo affascinante parallelismo ruota il libro di Maria Elena Ruggiano “Dalla Grande Madre alla Madre di Gesù. Origine ed evoluzione del culto di Maria”, in distribuzione nazionale con Intermedia Edizioni a partire dal 30 dicembre e già disponibili nei principali store on line oltre che nel sito della casa editrice.

“La questione della derivazione della figura della Vergine da quella delle precedenti divinità pagane è ancora aperta e soffre della mancanza di dati archeologici e storici sufficienti; malgrado ciò vengono in nostro soccorso tutti gli studi compiuti in ambito laico ed i principi enunciati dal Vaticano II a proposito dei rapporti che intercorrono fra il culto di Maria e il culto della Dea Madre” spiega l’autrice.
In un affascinante percorso a metà tra antropologia e storia delle religioni, Ruggiano propone al lettore comparazioni di grande interesse tra la figura e il culto della Madonna e tutta una serie di antecedenti arcaici, sullo sfondo dell’analisi del rapporto tra il nascente cristianesimo ed il declinante paganesimo. Passando in rassegna il simbolismo che accompagna queste figure sacre come il serpente, il sangue, il latte, l’autrice individua forti connessioni tra i mondi anche nell’ambito del culto e delle preghiere, soffermandosi anche alcuni casi specifici e geograficamente localizzati come il culto di Hera Argiva e quello della Madonna del Granaro, il culto di Calimera e il culto di san Vito, il rapporto tra la Grande Madre e il culto dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

 

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